L’uomo, come afferma Galimberti, contiene dentro di sé due soggetti completamente antitetici, il soggetto cosciente, il cosiddetto Io, che ha sogni, si pone obiettivi, coltiva ambizioni e progetti, in sostanza ambisce ad essere unico, ed il soggetto inconscio, ovvero la Specie. Si può affermare che questa specie ci vede come dei semplici funzionari di essa, nulla di diverso rispetto a tutti gli altri uomini sulla Terra. Questa contraddizione, dunque, fa sì che l’uomo sia lacerato, in quanto vive solo per il proprio Io, non badando al fatto che è la Specie a governare l’uomo. Questo concetto diventa chiaro solamente nel momento in cui l’uomo lascia la propria vita, in quanto un uomo buono e giusto morirà esattamente come un assassino, pur con modalità diverse. Tutti gli elementi della Specie, dunque, davanti alla Morte sono uguali, indipendentemente da cosa il loro Io ha fatto. Per la Specie tutti noi siamo elementi che devono compiere un ciclo, costituito da quattro fasi: Nascita, crescita, generazione di nuovi elementi e morte. Tutte queste fasi hanno un utilità per la specie, anche la morte, perché senza di essa non sarebbe possibile generare lo spazio per le nuove generazioni, questo è il tempo della Specie, detto ciclico, a differenza del tempo dell’Io, detto scopico, dal verbo greco skopein, che significa “guardare qualcosa allo scopo di capirlo, studiarlo”. Con ciò si intende che il tempo dell’Io è composto di fasi che hanno una durata diversa a seconda dei propri obiettivi, contrapponendosi quindi al tempo della Specie, che segue un ciclo preciso con fasi sempre della stessa durata. Per i Greci la natura sta al di sopra di tutto, anche della tecnica, e che l’uomo non può in nessun modo opporsi al proprio ciclo naturale. Si può paragonare l’Io e la Specie alle visioni che avevano della Natura i Greci ed i Cristiani, in quanto secondo questi ultimi, l’uomo sta al vertice del creato, così come l’Io vuole stare al disopra di tutti gli altri uomini, essere speciale, avere un privilegio sugli altri come per i Cristiani l’uomo ha un privilegio su tutti gli altri elementi del creato, mentre per i Greci la natura è uno sfondo immutabile, all’interno del quale tutti gli esseri viventi sono uguali, così come lo sono gli umani per la Specie, e in cui il tempo di ogni vivente segue lo stesso ciclo, identico a quello descritto in precedenza, senza privilegi. Su questo pensiero si allinea Voltaire che, nel lemma Peccato originale, afferma, attraverso le parole del signor Boulanger, che “l’uomo è nato per morire, come tutto il resto”, commentando due passi delle scritture, i quali, contraddicendosi, affermavano l’uno come Dio avesse detto ad Abramo che sarebbe morto il giorno in cui avesse mangiato i frutti dell’albero proibito, l’altro come questi fosse sopravvissuto ben novecentotrent’anni dopo che ne ebbe mangiato, commentando anche che gli animali, le piante, benché non avessero mangiato quel frutto, morirono nel giorno che la natura prescrisse per loro, ponendo quindi l’uomo, come nel pensiero greco, allo stesso livello di tutti gli altri viventi.
Oltre la Razionalità
Inconscio
/in·còn·scio/
s.m. Dal lat. tardo, comp. di in- e conscius, cioè «conscio», a sua volta da con-scire, cioè «essere consapevole».
La sfera dell’attività psichica che non raggiunge la soglia della coscienza.
Io vs Specie
Miracoli
Secondo i Greci lo scopo della vita è costruirsi un senso in vista della morte. L’avvento del Cristianesimo, afferma Galimberti, ha completamente spazzato via questa visione di insignificanza della vita, dando all’uomo la promessa della salvezza e di una vita successiva alla morte, dicendo quindi ai Greci, che vivevano la loro vita secondo la logica della Specie, ovvero pensando di non essere altro che una parte di un insieme molto più grande, come una piccola tessera di un grande mosaico monocromatico, ed aspettando la propria morte non come un destino sfortunato ma come una parte fondamentale del proprio ciclo di vita, che loro non sarebbero mai morti. Questa è la grande rivoluzione portata dal Cristianesimo, l’introduzione della speranza che anche quando le cose vanno male, nel futuro andranno meglio. Questo, come afferma Voltaire nel lemma Inondazione, è il vero miracolo della fede: essa spinge a credere ciecamente in qualcosa che non si può comprendere: come è possibile, infatti, pensare che tutti gli animali del mondo siano giunti da ogni dove per salire sull’arca e che Noè abbia avuto abbastanza spazio per caricare provviste che avrebbero sfamato tutti per quasi un anno, eccetera. C’è però un miracolo ulteriore, questa volta compiuto non da Dio ma dagli umani, il che all’apparenza può sembrare una blasfemia, ma è vero. Come è possibile, infatti, che alcuni uomini pensino di poter spiegare razionalmente tutti questi miracoli? Nel lemma Babele, infatti, Voltaire riporta la leggenda biblica della costruzione dell'omonima torre e riporta le parole del dotto Bochart, commentando che due lingue completamente distanti come il cinese ed il tedesco in principio fossero chiaramente e logicamente una stessa lingua, che entrambe le popolazioni comprendevano. Ovviamente la sua è una battuta, ma fa riflettere in quanto si può notare come certi personaggi siano convinti di poter dare a tutto una spiegazione razionale, nonostante alcuni eventi come quelli sopracitati siano inspiegabili. Costoro vengono molto criticati dallo stesso Voltaire nel lemma Limiti dello spirito umano, in quanto, secondo l’autore, coloro che si considerano sapienti, nonostante avessero raggiunto, o comprato, le più alte cariche, non riescono a rispondere a un qualunque quesito sulla natura. Ciò che l’autore vuole far capire è il fatto che l’uomo abbia dei limiti e non possa spiegare razionalmente qualsiasi cosa, come invece costoro credono di poter fare.
Leggerezza
Per descrivere l’effetto che il Cristianesimo ebbe sull’Occidente si può prendere come esempio il passo in cui Calvino, nelle sue Lezioni Americane, descrive lo scontro tra Perseo e Medusa: “Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare, Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine catturata da uno specchio”. In questo caso Medusa è rappresentata dalla difficoltà dell’uomo nel ragionare per trovare un senso alla propria esistenza. L’uomo, per sconfiggere questa difficoltà si sostiene su ciò che ha di più leggero, ovvero la facile promessa di una vita eterna, leggera perché elimina la necessità di qualsiasi ragionamento, in quanto è fede, e come tale va creduta senza una prova, e volge il suo sguardo verso Dio, ovvero colui che gli si può rivelare solo attraverso le Sacre Scritture, e non direttamente. Nella tradizione cristiana, molti altri elementi sono riconducibili alla leggerezza: l’ascensione al Regno dei Cieli, ad esempio, non sarebbe possibile senza di essa, sia fisicamente (anche se così facendo si starebbe dando una spiegazione razionale, nello stesso modo in cui l'elio che si posiziona più in alto rispetto all’ossigeno) che nell’animo, perché solo un anima leggera è in grado di ottenere la vita eterna. Questo concetto è presente da migliaia di anni, come ad esempio nell'antico Egitto, in cui uno dei riti a cui il defunto veniva sottoposto, secondo la mitologia, all'ingresso dell'aldilà, era la psicostasia, meglio nota come pesatura del cuore o pesatura dell'anima. Il cuore, posto su una bilancia, doveva bilanciare la Maat, che veniva spesso raffigurata come una piuma, e rappresentava la verità e la giustizia. Dall'esito di questa pesatura dipendeva la sorte del defunto, in quanto se il cuore era abbastanza leggero veniva ammesso al Regno dei Morti, quello che noi chiamiamo paradiso, altrimenti veniva divorato dal mostro Ammit.