Libertà e

limitazioni

Democrazia

/de·mo·cra·zì·a/

s.f. Dal greco antico: δῆμος, démos, «popolo» e κράτος, krátos, «potere».

Forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, tramite rappresentanti liberamente eletti.

Premessa

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Art. 1, Costituzione Italiana

Così recita il primo articolo della nostra Costituzione. Molti lo conoscono a memoria, pochi lo comprendono nel profondo. Viene accettato in quanto tale, spesso senza riflettere su cosa significhi, ma questi potrebbero essere il momento e il luogo adatti per farlo: cos’è una democrazia? Di quali valori si fa portatrice? Possiamo ritenerla realizzata nel nostro Paese? Quali libertà offre e, invece, quali limitazioni? Queste ed altre domande riceveranno risposta fra un istante, affiancate dal supporto di alcuni lemmi del Dizionario Filosofico di Voltaire e contributi di altri autori, tutti inerenti alle libertà e alle limitazioni dell’uomo, includendo il tema della leggerezza proposto da Calvino nelle sue celebri Lezioni Americane.


Origini

Democrazia: dal greco démos, «popolo» e, krátos, «potere». Se venissero pronunciate queste parole in una stanza, probabilmente, quasi tutti le riconoscerebbero. Anche coloro che non hanno studiato il greco. Anche coloro che democratici non sono. Vivendo in un Paese che abbracciò la democrazia non appena il precedente regime totalitario fu demolito, è lecito pensare che si ritenga necessario rinnovare, in qualche modo, la nostra identità democratica. Per questo, quelle due parole diventano le prime che vengono insegnate, anche al di fuori di una classe di diritto. Questo viene fatto, spesso, senza conoscere realmente la loro vera origine, al di là del loro significato letterale.

Cosa intendevano gli antichi quando coniarono questo termine? I Greci con démos indicavano i ceti poveri, i braccianti: il popolo; con krátos, invece, si indicava il potere, ma nella sua accezione coercitiva. Di conseguenza, la democrazia, letteralmente, significa “potere del popolo”; per estensione, però, potremmo giungere al significato di “dittatura del popolo”.

Ovviamente, sappiamo che gli antichi greci erano ben distanti una “dittatura del popolo”. L’esempio della democrazia ateniese ci mostra un organo legislativo di dimensioni superiori al 10% della popolazione (un esempio tangibile: sarebbe equivalente se, nel nostro Paese, il Parlamento accogliesse più di 6’000'000 cittadini). A questo punto, non può essere definita come una vera e propria dittatura, perché si comporrebbe un ossimoro eccessivamente instabile. Ma se analizzassimo la realtà dei fatti, ci accorgeremmo che la democrazia in Grecia non era applicata come crederemmo: riguardava comunque un numero ristretto di cives, ma questi pochi cives ne vivevano una veramente partecipata. Si riunivano nell’agorà e discutevano sul modo di convivere dandosi delle regole.

Ma erano in pochi.


Libertà

Non c’è democrazia senza libertà. È impossibile instaurarne una privando i cittadini della loro libertà. Non si chiamerebbe più democrazia, altrimenti. Ma si potrebbe dire lo stesso anche del contrario? Non c’è libertà senza democrazia?

Bisogna innanzitutto riflettere su cosa si intende per libertà. Per chiarire questo punto ci si può avvalere del contributo di Voltaire e del suo Dizionario Filosofico, una preziosa risorsa, perché con una leggerezza di contenuti propone tematiche che, dopo oltre due secoli, sono ancora valide. D’altronde, la ciclicità della storia ci insegna che molti dei problemi attuali sono stati affrontati anche dai nostri avi prima di noi. È possibile dire che uno dei punti più importanti si può trovare verso il suo termine. Voltaire ci dà una personale considerazione sulla libertà:

La vostra volontà non è libera, ma le vostre azioni lo sono. Voi siete libero di agire solo se avete il potere di agire. Voltaire, Dizionario Filosofico, Lemma "Libertà"

Dal taglio propriamente pragmatico, questa dichiarazione mette in luce la natura tangibile della libertà: siamo indotti a considerarla sempre come ideale, astrattamente, ma ciò che ci fa percepire di vivere liberi è di tutt’altra natura; le azioni la determinano: poter fare; poter dire; poter pensare; poter essere. È difficile concepire queste azioni come proibite, ma ci sono stati periodi e luoghi in cui non era naturale pensare il contrario.

Rispondendo alla domanda di partenza, “non c’è libertà senza democrazia?” La risposta è soggettiva: dipende da quale significato si attribuisce all’aggettivo libero. Nelle righe precedenti si è cercato di darne una spiegazione, ma non da tutti potrebbe essere condivisa.

La libertà è schiavitù George Orwell, 1984

inneggiava il manifesto del Socing nel romanzo 1984 di George Orwell. In un mondo in cui si è costantemente osservati da teleschermi la libertà diventa una nuova forma di restrizione (in piena concordanza con il principio del bipensiero, trattato nell’opera). Dover scegliere una personale filosofia di vita diventa un fardello intollerabile e insostenibile. La libertà si tramuta nel pesante assillo di una decisione, che può essere facilmente placato aderendo ad uno schema prestabilito, accettando la subordinazione al controllo di un potere superiore.

Parole profetiche quelle di Orwell? Oggigiorno siamo effettivamente circondati da dispostivi dotati di schermi che ci osservano. Nel libro è presentato un governo che strizza l’occhio ai regimi dittatoriali della prima metà del ‘900, dunque all’estremo opposto del nostro “potere del popolo”.


Tolleranza

Da quando l’uomo esiste, esistono anche le idee. Idee che spesso divergono da individuo a individuo. Ci viene sempre ricordato di essere tolleranti nei confronti delle idee altrui. Soprattutto in Italia, l’influenza della Chiesa in questo ambito si fa sentire.

Ma cos’è la tolleranza? Risponde Voltaire:

È la prerogativa dell'umanità. Siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdoniamoci reciprocamente i nostri torti, è la prima legge di natura. Voltaire, Dizionario Filosofico, Lemma "Tolleranza"

Voltaire è noto anche per un altro trattato, al di fuori del suo Dizionario, in materia di tolleranza, intitolato proprio “Trattato sulla tolleranza”.

Tolleranza non significa, però, indifferenza. Significa rispettare le idee altrui, seppur le si consideri sbagliate. Significa aprire la mente per concepire altre possibilità, pur rimanendo fedeli alla propria.

Tolleranza non significa neppure eccesso di indulgenza. Come trattato da Karl Popper nello scorso secolo, la tolleranza indiscriminata porterebbe al suo effetto opposto, perché permetterebbe a tutti di intervenire nella vita pubblica, anche agli intolleranti, che finirebbero per prevaricare sui tolleranti. L’autore scrisse:

[...] dovremmo rivendicare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti. Karl Popper

Dunque per essere tolleranti bisogna essere intolleranti? Sembra un controsenso. Il filosofo viennese non rifiuta l’intolleranza in quanto tale: non predica l’uso della violenza contro gli intolleranti. Sarebbe solo un atto estremo. Ci suggerisce, invece, che se gli strumenti democratici di controllo fossero abbastanza forti da ridurle in una posizione controllata di minoranza, allora le idee intolleranti potrebbero sicuramente essere ammesse.

Quando, però, una fazione intollerante inizia a negare i diritti degli altri cittadini, allora la società democratica ha il dovere di annullare questa associazione, di qualsiasi tipo essa sia.


I lemmi

Tolleranza uguale libertà?

Voltaire propone una visione della libertà di stampo tipicamente illuminista. Per il filosofo francese essa possedeva una stretta relazione anche con l’ideale della tolleranza. Essendo gli uomini limitati dai propri errori, dalle proprie passioni, soffrendo, in molte situazioni, della mancanza di ragione e quindi di completa libertà, il perdono è necessario.

Nel primo lemma, il contenuto è proposto sotto forma di un dialogo e il rapido scambio di domande e risposte dona un certo ritmo alla composizione. I due interlocutori, di cui non conosciamo il nome intrattengono una conversazione. Il loro anonimato rappresenta una precisa scelta di Voltaire: non serve un’identità per qualcosa di universale, in cui tutti possono identificarsi.

Le domande formulate da uno dei due (indicati con A e B) svolgono una duplice funzione: vogliono far proseguire la narrazione degli eventi e, contemporaneamente, stimolare nel lettore una riflessione personale. Tutto parte da situazioni semplici, come il quesito che si possa o meno decidere di udire lo sparo in prossimità di alcuni cannoni o di allontanarsi per evitare di essere colpiti, ma porta a far comprendere sia a “B” che al lettore la natura pragmatica della libertà.

In Tolleranza, invece, Voltaire ripercorre degli eventi della storia umana, a partire dall’editto di Costantino. La tipologia di (in)tolleranza di cui tratta è quella religiosa, ma la utilizza per rinforzare a più riprese la sua tesi, ovvero che l’uomo si è dimostrato intollerante più spesso del dovuto.

Pertanto, la libertà e la tolleranza dei credo, non solo religiosi, sono la via per una società che non affondi le proprie radici nel sangue e la propria giustizia nella ragione del più forte (seppur quest’ultima sia una verità transitoria, perché cambiando le epoche cambiano anche le convinzioni della società, e pertanto anche “giusto” assume dei significati variabili).


Uguaglianza

Citando Montesquieu nel suo celebre Lo Spirito delle leggi:

L’amore per la democrazia [...] è l’amore per l’eguaglianza [...]. Montesquieu, Lo spirito delle leggi

Un altro principio fondamentale di una democrazia è sicuramente l’uguaglianza. Sappiamo che la nostra Costituzione tutela l’uguaglianza fra i cittadini attraverso le applicazioni dell’articolo 3. Quest’ultimo è diviso in due parti: la prima definisce l’uguaglianza davanti alla legge, mentre la seconda i compiti dello Stato nei confronti del cittadino. Si può considerare l’uguaglianza una conseguenza diretta della libertà: essendo tutti liberi, lo si è tutti allo stesso modo. Questo nella migliore delle ipotesi, ma si può dire lo stesso della realtà?

Per continuare ad analizzare questo tema possiamo attingere congiuntamente dal lemma Eguaglianza del Dizionario Filosofico e da un’altra famosa di Orwell, la Fattoria degli Animali. Entrambi possiedono molti punti in comune, ma è bene soffermarsi su uno di questi.

Troviamo fra le prime righe del Dizionario:

Che cosa deve un cane a un cane, e un cavallo a un cavallo? Niente, nessun animale dipende dal suo simile; ma l’uomo, che ha ricevuto il raggio della Divinità chiamato ragione, che frutto ne ha? Quello d’essere schiavo in quasi tutta la terra. Voltaire, Dizionario Filosofico, Lemma "Eguaglianza"

Affiancandosi al pensiero di Rousseau, Voltaire dichiara che la ragione scatenò la schiavitù dell’uomo sulla Terra. Nessun animale ha mai concepito l’uguaglianza perché privo di ragione. Ma nel momento in cui anche gli animali la possiedono, come vediamo ne La fattoria degli animali, essa culmina in disuguaglianza. Nella novella allegorica, i maiali, divenuti i nuovi padroni della fattoria, cominciano a camminare su due zampe, a vestirti come gli uomini e a dormire in letti, divenendo indistinguibili da coloro che avevano sempre combattuto.

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri. George Orwell, La fattoria degli animali

Quindi l’uguaglianza si può ottenere solo in assenza di ragione? Certo che no. Quell’esempio ci fa capire che la presenza di un elemento, la ragione, che tutti possiedono, dà l’occasione a chi ne usufruisce di ergersi sopra agli altri. Ma com’è stato detto, il nostro Stato si pone l’obiettivo di rimuovere quelle limitazioni che impediscono il raggiungimento dell’uguaglianza.

Ma allora serve un appiattimento, una parificazione della società per ottenere l’uguaglianza? Anche in questo caso non è così: l’uguaglianza non deve corrispondere all’abbattimento delle diversità sociali o ad un livellamento economico, ma ad un’uguaglianza di diritti e di opportunità. Essere tutti liberi di fare qualcosa significa avere tutti l’opportunità di farla.


Leggi

Come vivrebbe l’uomo senza leggi? In un mondo controllato solo dalle proprie volontà. Quando ci poniamo questa domanda diviene arduo pensare ad una società ordinata. Piuttosto, l’immagine che ci costruiamo è quella di uno stato anarchico. Libri e film ci hanno insegnato che l’umanità non resisterebbe a lungo senza dei principi regolatori che la guidino.

Ma allora perché questa avversione per leggi? In Italia si tende a volerle eludere, come si suole dire “fatta la legge, trovato l’inganno”. Probabilmente questo è determinato dal fatto che, spesso, le conseguenze alle violazioni delle leggi sono minime, se non nulle, e per questo ci si approfitta di ciò.

Anche al tempo degli Illuministi si avvertiva il problema del non rispetto delle leggi. Voltaire prova a dare una spiegazione, proprio nel lemma “Leggi”, sulla base di un esempio tangibile: le regole del gioco degli scacchi. Di fatto, anche quelle sono leggi. Sono principi regolatori che vincolano i movimenti dei soggetti – i giocatori – nelle loro possibilità di azione. Sostituite “i giocatori” con “i cittadini” ed ecco a voi la definizione di legge.

[...] si sa che le leggi del gioco sono le sole che dappertutto siano giuste, chiare, inviolabili e osservate. Perché l’indiano che ha dettato le regole del gioco degli scacchi è obbedito di buon grado in tutto il mondo, e invece le decretali dei papi [...] sono ai nostri giorni oggetto di orrore e di disprezzo? Perché l’inventore degli scacchi combinò ogni cosa con esattezza per la soddisfazione dei giocatori, mentre i papi [...] non mirarono che al loro interesse. Voltaire, Dizionario Filosofico, Lemma "Leggi"

Se da un lato l’ordine è sinonimo di correttezza e precisione, anche solo visivamente, dall’altro, l’eccessiva regolamentazione sprofonda per la sua stessa pesantezza. Ci impauriamo anche solo nell’udire la parola burocrazia, una macchina che, indiscriminatamente, soffoca l’iniziativa e la libertà individuale, rallenta la presa di decisioni e ostacola l’attività economica.

Spesso anche per questo le leggi sono considerate ostili: come una stretta che, al pari di un guinzaglio, definisce degli importanti limiti. Ma sono proprio quegli stessi limiti che ci trattengono e ci impediscono di cadere nel baratro.

Le Costituzioni, più o meno recenti, alla base delle moderne democrazie, rappresentano esse stesse sia le fondamenta di uno stato, sia i suoi confini, trascendendo quelli fisici.


I lemmi

Eguaglianza e leggi

In Eguaglianza, Voltaire si concentra su un aspetto molto importante: la ragione portò la schiavitù. Un concetto molto simile è presente anche nelle trattazioni di Rousseau, per quanto riguarda un precedente stato di natura in cui tutti gli uomini erano liberi, ma non è la prima volta che si riscontrano punti di contatto fra il pensiero dei due filosofi. Esempi come

Tutti gli uomini sarebbero dunque necessariamente uguali se fossero senza bisogni. Voltaire, Dizionario Filosofico, Lemma "Eguaglianza"

(sempre tratto dal Dizionario) dimostrano che la scuola illuminista condivideva molti fulcri di pensiero.

In entrambi i lemmi, gli esempi che Voltaire descrive fanno riferimento al mondo animale ed alle sue “società”: nel primo caso, viene posto l’accento su uno “stato così naturale”, che conferisce loro una notevole uguaglianza. La ragione è presto detta:

Perché [...] cercare dei servi quando non si ha bisogno di nessun servizio? Voltaire, Dizionario Filosofico, Lemma "Eguaglianza"

Voltaire non punta, però, ad una eguaglianza sostanziale, perché ognuno deve svolgere la sua funzione. In questo caso propone l’esempio di un cuoco e del suo padrone:

Ogni uomo, in fondo al cuore, ha il diritto di credersi interamente eguale agli altri uomini; non ne consegue che il cuoco di un cardinale debba ordinare al suo padrone di preparargli il pranzo. Voltaire, Dizionario Filosofico, Lemma "Eguaglianza"

Nel secondo lemma, invece, elenca le società animali e le paragona a quelle dell’uomo: i montoni formano una Repubblica; il pollaio diviene “lo Stato monarchico più perfetto”; le formiche compongono un’eccellente democrazia. L’uomo, secondo Voltaire, assomiglia alle scimmie (una semplice somiglianza fisica o una ipotesi evoluzionistica ante litteram? Probabilmente la risposta è semplicemente la prima) per la superficialità, l’incostanza e per la non uniformità delle leggi.

La contiguità dei due lemmi si può rintracciare nei bisogni dell’uomo: egli è infatti assoggettato da questi bisogni, che lo hanno condannato alla disuguaglianza. Sulla base di quegli stessi bisogni vengono emanate le leggi, da sempre dipese dal periodo storico a cui appartengono.


Leggerezza

Per collocare la democrazia in un’ottica di leggerezza bisogna analizzare ciò che essa rappresenta nella e per la società. Nelle Lezioni Americane di Calvino viene citato il romanzo di Milan Kundera “L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere”, definito come

Un’amara constatazione dell’Ineluttabile Pesantezza del Vivere. Italo Calvino, Lezioni Americane, "Leggerezza"

Il romanzo venne scritto nel 1982, in una Repubblica Ceca facente parte dell’Unione Sovietica, e non poté essere pubblicato nel paese fino a 17 anni dopo la caduta del Comunismo. Un insieme di elementi, come la condizione d’oppressione e la fitta rete di costrizioni pubbliche e private, testimoniano il grado di libertà dell’epoca che, via via, andava stringendosi. Ciò che dice Calvino, cioè che ogni esistenza stava venendo avvolta con nodi sempre più stretti, ribadisce il concetto per cui la libertà personale stava venendo sempre meno. Come una cintura troppo stretta ci fa sentire in una situazione di disagio, così le importanti limitazioni producevano un’aria pesante, insostenibile. La democrazia, al contrario, pone dei supporti per evitare che quella cintura si stringa ancora, come potrebbe essere successo precedentemente. La democrazia rimuove quell’ancora, che era stata presentata come “di salvezza”, e proietta lo Stato verso nuove sfide. Non c’è più l’impedimento portato da regimi coercitivi, bensì un definito ed ampio margine attorno ad ogni cittadino: la pesantezza del vivere scompare in favore della leggerezza.


Il dibattito

Nessun problema finora, avendo discusso dei principi della democrazia, ma si sa che, spesso, fra la teoria e la pratica c’è un importante divario. Il problema della democrazia è molto sentito nel nostro Paese, anche a causa di un potere altalenante che, da qualche tempo a questa parte, ha fatto fatica ad essere considerato nelle mani del popolo ed ha fatto interrogare non pochi sul nostro Paese.

La democrazia è discussione, ragionare insieme Gustavo Zagrebelsky, Le dieci regole d’oro

dice Gustavo Zagrebelsky ne Le dieci regole d’oro. Oggigiorno con i social network si dà la possibilità di parola e di confronto ad un pubblico molto più ampio, e questa è una cosa buona di per sé, ma fra questi capitano anche individui che non li utilizzano in modo appropriato. Nel momento in cui, nel cittadino, si instilla una logica di pensiero per cui il suo punto di vista è l’unico che debba sussistere e che la discussione e il confronto perdano di senso, ecco che la democrazia viene meno.

La democrazia, che tanto avrebbe dovuto fare per sconfiggere la disuguaglianza, con questa pandemia si vede impotente di un’azione concreta. Anzi, nuove sacche di povertà si formano nel nostro paese e queste portano a considerare la democrazia come un qualcosa di elitario, di cui “i più” non possono disporre.

Umberto Galimberti, in un breve video del 2017, mette in luce un aspetto che definiremmo “pragmatico”.

La democrazia sta nelle cose Umberto Galimberti

dice il filosofo monzese. Si fa più fatica a comprendere qualcosa di astratto, e per la maggioranza della popolazione italiana “democrazia” è solo una parola come un’altra. Ma se la trasliamo sul piano pratico, allora molte più persone l’afferreranno.

Invece di divenire un collante sociale, la democrazia ci mette ora uno di fronte all’altro; invece di invitarci al dialogo, ci induce ad uno scontro, non per sua natura, governato dalle autorità politiche e volto a far perdere sostegno agli avversari. Gli effetti di tutto ciò che, negli anni passati, di sbagliato è stato fatto si riflettono, ovviamente, anche nel presente. Lo stesso accade per i rancori verso uno stato che di promesse ne ha fatte tante, ma delle quali solo poche sono state mantenute, mentre le restanti molte finite nell’oblio, deliberatamente o meno. Ciò si traduce in una tendenza di astensione alla vita politica e quindi di un esercizio del potere che non rispetta i voleri del popolo: dunque un kratos senza demos. Per intervenire ed evitare un ulteriore disfacimento della nostra già incrinata democrazia si dovrebbero fornire ai cittadini nuovi ideali da seguire e nuove identità nelle quali riconoscersi, conferendo quindi motivi validi per cui interessarsi.

Lorenzo Di Berardino