Per gli antichi greci, in generale, il concetto di perfezione estetica veniva fatto coincidere con quello della perfezione morale. Domandando ad individui appartenenti a realtà diverse un punto di vista sul concetto di bellezza, ognuno ne darà un’interpretazione propria. Non a tutto si può attribuire l’aggettivo “bello” poiché questo deve suscitare nell’animo un sentimento di ammirazione e piacere. Ogni persona ha il proprio ideale di bellezza, per questo motivo non si potrebbe comporre un trattato sul concetto di bello, è una concezione soggettiva. L’anima viene intesa come l’essenza che rende vivi, la parte immateriale che nessuno riesce a concepire, che è origine e centro del pensiero, del sentimento, della volontà, della coscienza morale. La cultura occidentale ha due fonti per distinguere il dualismo: grecità e tradizione giudaico-cristiana. Nella prima fonte il rapporto è quello tra corpo mondo, si pensa che il corpo sia rappresentativo di una dinamica che si svolge nell’anima, il corpo è espressivo. La seconda fonte, invece, si può dire che non riesca a rappresentare il dualismo perché tutto avviene sulla base della sofferenza fisica: la parola, fondamento della religione giudaica diventa corpo, infatti i cristiani non credono nell’immortalità dell’anima ma nella risurrezione del corpo, convinzione contraria a quella greca. Il corpo si distingue dal cadavere perché ha vita, l’anima non è altro che l’animazione del corpo, la vita, il corpo vivente. L’anima è un’invenzione di Platone: sostiene che sia un principio di natura diversa dai corpi, affine al mondo delle idee, preesistente al corpo ed immortale, non dimostrabile scientificamente. I padri della Chiesa, in particolare Agostino, la definiscono sostanza dotata di ragione e destinata a reggere il corpo: dopo la morte fisica, vive nell’attesa di ricongiungersi al corpo dopo la resurrezione. Aristotele intende l’anima come principio del corpo, che lo caratterizza e lo determina, dandogli anche vita e sovrintendendo alle sue funzioni: si distinguerà in vegetativa, sensitiva e razionale. Le tre anime sono distinte. Tommaso D’Aquino, studiando la dottrina aristotelica, definisce l’anima l’unica forma sostanziale dell’uomo e l’unico principio del suo essere: è perfetta e può assolvere anche le funzioni di quella sensitiva e vegetativa, che pertanto non esistono. Inoltre, è anche una sostanza spirituale ed è sussistente, di conseguenza immortale rispetto al corpo. Durante il periodo Rinascimentale emergono due posizioni antagoniste: i Platonici che sostengono la spiritualità e l’immortalità dell’anima, gli Aristotelici che sostengono il contrario. Nella filosofia moderna viene ripreso un rinnovato dualismo: Cartesio espone come la realtà è parte di una delle due sostanze, cioè tutto ciò che esiste ha un’origine spirituale o materiale. I due principi sono separati ed agiscono in modo autonomo ed indipendente l’uno dall’altro. Hume critica il dualismo e parla dell’anima come un insieme di fatti o eventi psichici che hanno la facoltà di prolungarsi o di permanere indefinitamente nel tempo, quindi di natura eterna. Nel Novecento si è parlato dell’anima come principio vitale, non più in una visione spirituale e razionale ma inconsapevole, istintiva ed automatica: essa reagisce con diversi comportamenti a stimoli esterni, al mondo. In conclusione, Umberto Galimberti sottolinea che la psiche non è altro che il rapporto corpo vivente-mondo, che non c’entra con l’organismo (visione cartesiana).
Attributi e Atteggiamenti
Dualismo
/dua·lì·ṣmo/
s.m. deriv. di duale; dal latino dualis, a sua volta derivazione di duo, cioè «due».
La presenza di due principi fondamentali, in relazione reciproca di complementarità o di opposizione.
Aspetti
Ideale
La leggerezza è una qualità che Calvino vede nelle "Metamorfosi" di Ovidio, in particolare nel rapporto fra Perseo e la Medusa: la leggerezza è un modo di vedere il mondo fondata sulla filosofia e sulla scienza. In entrambi i casi la leggerezza è qualcosa che si crea nella scrittura, si associa alla precisione e alla determinazione: può essere collegata al linguaggio, ci può essere un alleggerimento nella narrazione di un ragionamento o di un processo psicologico o in qualunque descrizione. La percezione è la capacità dell'essere umano di catturare informazioni dall'ambiente circostante, che dopo essere state processate ci consente di reagire e adattarci all'ambiente. Questo processo viene indicato come metamorfosi: comprende un processo continuativo di invecchiamento, crescita, sviluppo, maturazione o, in alcuni casi, di trasformazione totale. Questo avviene durante il percorso di vita e serve per difendersi dalla paura e dal sentirsi sopraffatti da eventi e da passioni.
Razionalità
Per Galimberti, la più divina delle follie è l’amore che parte dall’assunto di essere vissuto e alimentato non con la parte razionale, ma con quella irrazionale. La follia è quella parte inconscia di noi stessi che il sentimento amoroso tira fuori. Amando l’altro si rivela tutta la follia e si perde ogni freno inibitore. La differenza tra coscio ed inconscio è che il conscio è governato dall’io. Il passaggio dell’adolescenza avviene attraverso la dimensione erotica che è una sospensione della razionalità. Questo momento è fondamentale perché si cerca di conoscere sé stessi, è il periodo in cui si ha la responsabilità di riuscire a capire, nell’istante in cui vengono effettuate delle scelte, se queste possano essere giuste o sbagliate.